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Quel 1 maggio di vent’anni fa: il ricordo

Una mattina, nella scuola in cui insegno, interrompemmo le lezioni per poter assistere ad un incontro anti-mafia condotto da una delle vedove degli agenti di scorta del giudice Falcone. Quella donna disse una cosa che mi colpì tantissimo: «Sono sicura che tutti quelli che sono abbastanza grandi da ricordare il giorno dell’attentato sapranno anche ricordare perfettamente tutto quello che stavate facendo quel giorno. Qualsiasi cosa stavate facendo». Caspita, pensai, ha proprio ragione quella donna! Io ricordo che stavo in macchina con i miei quando giunse la notizia dall’auto-radio e rimanemmo tutti scioccati. La ragione è semplice. A volte avvengono delle cose che proprio non puoi dimenticare. Ecco, tra gli eventi che proprio non possono essere dimenticati c’è anche la morte di Senna. Io, nel ’94, avevo solo 14 anni, eppure ricordo tutto quello che accadde in quel maledetto week end osservato rigorosamente dalla Tv ma non per questo meno sentito. Ora sono passati 20 anni da quel Gp di S. Marino e non ho dimenticato nulla: un altro segno del fatto che in quel fine settimana se ne andarono un ragazzo austriaco che aveva coronato il suo sogno di correre in F1, e il giorno dopo un gigante; un gigante più grande della F1 stessa.

Se la memoria non mi inganna, ai tempi la RAI trasmetteva anche le libere del venerdì ma io, quel venerdì non riuscii a guardarle. Ero a scuola. Però, tornando a casa, mio padre mi disse subito che quel giovane pilota brasiliano, tale Barrichello, aveva tirato una bella botta alla variante bassa. Vidi il replay. Bella botta davvero, pensai. Osservavo il tutto con un certo cinismo costruito, misto a sincero romanticismo perchè pensavo, ingenuamente, che i piloti di F1 non potessero farsi niente. «Che tipi questi», pensavo. Mi sbagliavo. 24 ore dopo, sempre tornando in fretta da scuola, accendevo la Tv e notavo come le qualifiche fossero state sospese. La Simtek di Ratzenberger era uscita alla “Villenevue” e il pilota si trovava sotto la cura dei medici. Non mi scomponevo più di tanto. Nessun problema neanche per questo pilota, pensavo. Avevo ancora in mente le immagini di Martin Donnelly a Jerez. Lì sì che pensai male e invece l’irlandese riuscì a cavarsela. Però, questa volta, notavo delle facce diverse e anche la voce di Poltronieri sembrava diversa. Divenne quasi insopportabile quando fu costretto a pronunciare che Roland Ratzenberger se ne era andato. Ricordo rimasi incredulo e triste. Alcuni garage chiusero e alcuni team non proseguirono le qualifiche.  «Bravi», pensai, «Non dovrebbero correre neanche domani. Caspita», continuavo a chiedermi, «anche i piloti di F1 muoiono».

L’indomani mattina ero in viaggio con la mia famiglia per andare dai miei nonni. Sempre alla radio dicevano che il Gp di S. Marino si sarebbe fatto. Ci rimasi un pò male, poi, però, pensai che forse era giusto così. La mia reazione doveva essere quella di un ragazzino un pò troppo romantico, non quella di un adulto. Quando la griglia di partenza fu al completo l’adrenalina salì e anch’io sembrai dimenticare ciò che era successo il giorno prima. Semaforo verde, sembra tutto ok ma invece no. C’è una Benetton ferma, è quella di Letho. Pochi secondi e bam! Lamy, con la Lotus, si schianta sul retro della Benetton ferma in pista. Una delle ruote finisce in tribuna e ferisce parecchie persone. Subito l’impressione, la strana sensazione di non vedere l’ora che il Gp finisse. Il che, per me, era assurdo. Senna è in testa, Schumacher lo tallona, dura ancora per un pò, poi un improvviso stacco di camera e la Williams di Senna che gira come una trottola al Tamburello. Monoposto semi-distrutta, pezzi in pista che sfiorano le altre vetture. «No, vabbè, brutta botta sì, ma non facciamo scherzi», e invece le immagini che arrivavano dall’elicottero non raccontavano niente di buono. Ma era un pensiero troppo lontano. Se fino a due giorni prima, qualsiasi pilota di F1 era intoccabile, figurarsi Senna. Il Gp si conclude ma non importa a nessuno. Prima della bandiera a scacchi c’è ancora spazio per la paura: la ruota del compianto Alboreto si stacca in pit lane e colpisce vari meccanici. Ricordo Briatore che chiedeva a Zermiani notizie sulla salute di Ayrton. Poi, quasi fosse inevitabile, la conferma di tutti i cattivi pensieri.

Passai un pomeriggio in silenzio. Io da piccolo non ero un super fan di Senna. Lo ammiravo ma non lo adoravo. Non ne capivo ancora abbastanza di F1. In più gli rimproveravo quella mossa di Suzuka ’90 contro la Ferrari di Prost. Però quel pomeriggio lì rimasi in silenzio e mi sentii un pò vecchio. Il mio piccolo mondo di cavalieri intoccabili era crollato e mi accorsi solo in quel momento di quanto grande fosse stata la figura di Ayrton e di come non fossi mai riuscito ad ammetterlo a me stesso a causa di un tipo di tifo infantile. Era come un’epifania di Joyce: non la si poteva negare più.

Anni dopo scoprii che Ayrton, quasi per scherzare, si lasciò scappare via radio durante le libere, «Alain, I miss you»! Sono certo che adesso, come allora, anche il suo storico arci-rivale direbbe lo stesso. E così tutti noi.

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Scritto da: Giuseppe Lucera

Giuseppe Lucera
Mi chiamo Giuseppe Lucera, ho 35 anni e sono un docente d'inglese specializzato sul sostegno. Sono da sempre appassionato d'automobilismo. Seguo di tutto, dalla F1 alla 24 ore di Le Mans, passando per i rally e, anche, gli slalom locali. Grande appassionato di kart, quando posso, mi diletto in competizioni riservate ai kart 4t

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