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Il mio nome è Ayrton

Ricorando i versi di una canzone di Lucio Dalla in memoria proprio del pilota brasiliano si inizia questo giorno di memoria e di tristezza in onore di un  mostro sacro di questo bellissimo ma rischiosissimo sport. Esatto. Senna è un mostro sacro, perchè solo gli uomini come lui, solo i piloti come lui riescono a incidere il loro nome nella storia, così profondamente. Per i fortunati cha hanno visto gareggiare e trionfare questo pilota si ricorderanno lucidamente che lui aveva due personalità: in gara spietato e affamato come un leone, come solo i purosangue di ogni sport riescono ad essere. Dall’altro lato una persona con dei valori morali incancellabili che l’hanno reso quello che tutti ricordiamo. Si capiva già da quando era bambino che Ayrton non era come tutti gli altri piloti, quando correva in Kart era come se sapesse già che cosa fare, come se stesse guidando da una vita. Ma in effetti Senna la sua vita la passata sui Kart, perchè solo a 21 anni è sbarcato in Formula 1. La sua genialità e la sua classe, però, sono sbocciate quando ha messo piede nella classe regina dell’automobilismo. Lui era particolare perchè il meglio di se lo tirava fuori nelle situazioni più ostili, come sul bagnato dove ha compiuto alcune delle sue più grandi gare. Il mago della pioggia, ecco come lo chiamavano. Capace di far andare oltre ogni limite la sua vettura di far tirare fuori quei decimi che mancavano per prendere una pole. Quelle agoniate pole che si è diviso con il suo rivale di sempre, con il suo nemico, con il pilota con il quale ha potuto sfoderare tutta la sua bravura.

La rivalità tra Senna e Prost è stata forse la più avvincente di tutte, perchè loro due non hanno mai lottato per posizioni più arretrate della vittoria. Loro non combattevano per dimostrare agli altri o al pubblico o al team di essere i più forti, loro cobattevano per dimostrare al loro avversario di essere il più forte perchè solo in questo modo potevano veramente correre. C’è da dire che la loro rivalità non è iniziata nel migliore dei modi. All’inizio quando erano in McLaren non si disprezzavano, anzi la loro simpatia era reciproca. Si iniziò ad avere un rapporto più conflittuale quando Senna iniziò a vincere e fece traballare il posto di prima guida di Prost che vide la sua lidersheap nella squadra sfumare e quindi cercò in tutti modi di essere davanti al brasiliano. Quando il francese lasciò la McLaren per la Williams chiese esplicitamente che la squadra non gli diede come compagno di squadra il brasiliano. Ma comunque tutto questo i due piloti tra di loro avevano un grande rispetto anche se molte volte esprimevano sull’altro pareri poco gradevoli.

Nonostante ciò l’estrò e la maestria di Senna crescevano a dismisura ma si bloccò quando, dopo il ritiro del suo rivale, la Williams che l’anno precedente aveva vinto il mondiale proprio con prost lo chiamò per sostituire il francese. Ed è stata proprio con la Williams, la squadra con cui doveva passare definitivamente all’olimpo, che è accaduta la tragedia. Quel giorno, quel maledetto giorno il pilota più forte di sempre in questo sport è morto in una curva in cui non si muore mai, in cui non c’è pericolo. Ma quel giorno Senna lo sentiva che sarebbe stato difficile. Infatti il nervosismo in lui era molto più accentuato del solito, sia per il comportamento della vettura sia per la terribile morte dell’austriaco Arnold Ratzemberger. Ma alla fine è successo quello che tutto il mondo, quello che tutti i brasiliani non avrebbero voluto vedere, non c’è stato nulla da fare in ospedale, la molla che si era conficcata nel suo casco avveva creato un emorragia fatale. Quando la salma di Ayrton arrivò in Brasile tutta la nazione si fermò, sfiancata e colpita dalla morte di uno dei personaggi più importanti del paese sudamericano. Ma oggi, dopo venti anni nel giorno a lui dedicato il suo ricordo sarà più vivo che mai e tutti grideranno AYRTONAYRTONAYRTON.

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Scritto da: Gaetano Lucchina

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