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Flavio Briatore blocca Alonso in Ferrari a meno che non arrivi qualcosa di straordinario

Si sa. Flavio Briatore è uno schietto e pragmatico. Non ama nascondersi dietro a muri di pietra, è uno che dice le cose in faccia. Pochi mesi fa, aveva messo in dubbio la permanenza in Ferrari di Fernando Alonso, mentre oggi, alla vigilia del Gran Premio di Monaco, sembra quasi voler bloccare il suo assistito in quel di Maranello. Tattica o realtà? Il manager cuneese ha rilasciato una lunga intervista per Sport Mediaset a Giorgio Terruzzi, parlando non solo di quello che è diventata la Formula 1, ma anche di Ferrari, Domenicali e soprattutto di Fernando Alonso, pilota di cui cura gli interessi. Soprattutto dopo il rientro del Circus in Europa, hanno iniziato a susseguirsi voci di un possibile corteggiamento della Mercedes nei confronti dello spagnolo, eppure Briatore sembra voler smorzare i rumors, ma con la giusta percentuale di incertezza.

«Fernando guida una macchina e l’unica cosa che lui vorrebbe sarebbe una macchina che gli dia la possibilità di vincere. Qualunque pilota che ha talento e che vede altri piloti con meno talento stargli davanti, automaticamente si sente frustrato – ha esordito il cuneese sempre molto attivo su Twitter – A Maranello devono dargli una macchina competitiva, tutto lì. Quello che posso dire sul suo futuro è che noi abbiamo un contratto e i contratti si rispettano, a meno che non arrivi qualcosa di straordinario ma al momento non vedo questa possibilità». Il più grande rammarico di Briatore è non avere una Ferrari competitiva che possa lottare per le posizioni che contano: «A mio parere la Ferrari avrebbe dovuto avere una cellula inglese, perché la tecnologia della Formula 1 è in Inghilterra. Questione di informazioni e sentimenti mentre a Maranello è molto più difficile creare un team o attrarre gli ingegneri inglesi. Questo segna la distanza con le altre scuderie e da quello che è il centro della Formula 1». Ha continuato: «Facciamo un esempio, magari la Lotus chiuderà perché non ha soldi ma in fatto a tecnologia e aerodinamica c’è tutta».

Impossibile non chiedergli di Domenicali, una persona che l’ex direttore della Renault conosce bene: «Stefano è stato un ferrarista vero, non metto in dubbio le sua capacità. Il fatto è che forse certe volte bisogna essere un po’ più cattivi. Ha fatto bene, ma forse doveva essere aiutato di più e forse avere un altro carattere perché certe volte Stefano è stato fin troppo bravo».

Il capitolo più dolente è stato quello a riguardo della Formula 1 e di come questa sia cambiata, rispetto agli anni in cui Briatore era attivamente impegnato nel Circus: «La Formula 1 è cambiata molto rispetto ai miei tempi. Può darsi che questa sia anche meglio, però a me non sembra e ne ho la conferma guardando il numero di televisioni che la seguono – ha sottolineato il manager – È una Formula 1 in cui se non si fa una rivoluzione tenderà a spegnersi, come una candela quando la cera si esaurisce. Bisogna ricordarsi che alla gente non importa niente se ci sia o meno la doppia frizione. La Formula 1 è 70% entertainment e 30% tecnologia. Una volta si diceva di andare il più forte possibile e se c’era da dare una sportellata, la si dava. I piloti sono stati trasformati in ragionieri, non c’è più l’adrenalina che c’era prima e lo si vede. A me fa ridere quando dicono al pilota via radio che ha consumato 30 grammi di benzina, non è eccitante, è diventata una roba così, che non è più quella che vedevamo noi», ha concluso.

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Scritto da: Eleonora Ottonello

Eleonora Ottonello
Mi chiamo Eleonora, ho 28 anni e sono di Genova. Dopo il liceo linguistico ho iniziato a studiare comunicazione nella speranza di realizzare il mio sogno di diventare giornalista. Vivo sempre con la testa sulle nuvole, mi piace scrivere e sono una tifosa di Formula 1 atipica: non ho un team del cuore ma il pilota, Fernando Alonso che tifo fin dal 2001. Per il resto sono pignola ma disordinata, pasticciona e folle. Sono una selezionatrice: se è vero che «gli amici sono la famiglia che scegli», quelli veri li conto sulle dita di una mano ma il mio motto è 'meglio pochi ma buoni'.

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