Fabio Leimer e il sogno F1: non si compra nemmeno con 14 milioni di euro

La Formula 1 sembra arrivata sul baratro. Lo spazio per il talento e la determinazione è ormai quasi relativo a causa di un sistema malato. Premiando lo show e il business sopra ogni altra cosa, è certo che la Formula 1 non potrà più godere di piloti dal carisma comparabile a quello dei vari Clark, Prost, Senna o Schumacher. L’unica cosa che conta sono i soldi, e anche tanti, perché altrimenti non c’è spazio nemmeno per le piccole somme. Questo almeno è quanto riporta il quotidiano Blick che in questi giorni è andato a rispolverare un fatto avvenuto nell’inverno e che aveva profondamente deluso i tifosi svizzeri, vicini alla possibilità di avere un connazionale nel Circus.

Dopo aver vinto il campionato di GP2 nel 2013, Fabio Leimer, con alle spalle un tesoretto di circa 14 milioni di euro, ha trattato alcuni mesi con la Sauber nella speranza di accaparrarsi un sedile da titolare per il mondiale 2014. Lo svizzero, che grazie al team Rebellion sta prendendo parte al World Endurance Championship, sarebbe stato rifiutato dal team elvetico, non tanto per il talento, ma perché la ricerca al posto da titolare si sarebbe trasformata in un’asta al rialzo tra Leimer, Sutil e van der Garde. Ma la Sauber non ha chiuso le porte a Fabio: il posto da titolare potrebbe essere suo nel 2015, ma, secondo quanto scrive il quotidiano, dovrà riuscire a mettere assieme circa 28 milioni di dollari. Chiamasi controproposta.

Autore

Eleonora Ottonello

Mi chiamo Eleonora, ho 28 anni e sono di Genova. Dopo il liceo linguistico ho iniziato a studiare comunicazione nella speranza di realizzare il mio sogno di diventare giornalista. Vivo sempre con la testa sulle nuvole, mi piace scrivere e sono una tifosa di Formula 1 atipica: non ho un team del cuore ma il pilota, Fernando Alonso che tifo fin dal 2001. Per il resto sono pignola ma disordinata, pasticciona e folle. Sono una selezionatrice: se è vero che «gli amici sono la famiglia che scegli», quelli veri li conto sulle dita di una mano ma il mio motto è 'meglio pochi ma buoni'.

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