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È morto Jack Brabham l’unico vincitore di un mondiale da pilota e costruttore

Il mondo della Formula 1 è il lutto per la scomparsa di Sir Jack Brabham, morto all’età di 88 anni, dopo una lunga malattia al fegato. Il tre volte campione del mondo se n’è andato vicino ai suoi cari, accudito dal figlio David nella casa sulla Gold Coast in Australia, dove si è arreso a un brutto male che lo decimava ormai da troppo tempo. L’australiano, taciturno e poco incline alle polemiche, lascia un grande vuoto nel mondo delle corse dopo essere stato l’unico pilota che ha centrato il titolo iridato con una propria monoposto, da pilota e costruttore, nel 1966. Una famiglia dalla lunga tradizione motoristica: Brabham lascia la seconda moglie, Lady Margaret, e i tre figli avuti dalla prima, Betty, tutti e tre piloti di successo. E a portare avanti quello che è stato il sogno del nonno ci pensano già due nipoti: Matthew, è impegnato nell’Indy Lights negli States, mentre Sam sta prendendo parte in Inghilterra al campionato di Formula Ford britannico.

Nipote di inglesi emigrati in Australia, la Formula 1 non era, forse, nei piani di John Arthur, questo era il suo vero nome. Dopo aver intrapreso gli studi di ingegneria e, durante la seconda guerra mondiale, essere stato meccanico per la Royal Australian Air Force, decide di aprire una sua officina. Il debutto nelle corse automobilistiche avviene nel 1948, alla Paramatta Park Speedway, dove ottiene la vittoria alla terza gara della stagione. Conosce Ron Tauranac, divenuto poi suo grande amico e socio in affari, e dopo aver riportato ottimi risultati nelle corse con vetture midget Brabham passa alle gare in salita dove fa registrare il record della pista di Hawkesbury prima di essere squalificato per l’assenza dei freni su tutte e quattro le ruote per risparmiare peso.

Il debutto in Formula 1 avviene nel 1955 ma prenderà parte regolarmente alla categoria dal 1958. Ottenne il primo successo nel Gran Premio di Monaco del 1959, gara d’apertura del campionato ma ad attirare l’attenzione, quello stesso anno, è un episodio singolare: nell’appuntamento degli Stati Uniti, Black Jack, come veniva chiamato per i capelli scuri e il carattere ombroso, rimane senza benzina poco prima del traguardo, scese dalla sua vettura, la Cooper T51, e iniziò a spingerla fino oltre la linea d’arrivo, chiudendo la gara in quarta posizione. Ha disputato in Formula 1 126 Gran Premi, vincendone 14 in totale. L’australiano ha vinto i titoli iridati nel 1959 e nel 1960, al volante della Cooper, poi un lungo digiuno, prima dell’ultimo alloro iridato questa volta ottenuto, al volante della monoposto che porta il suo nome.

Le poche soddisfazioni sportive che seguono al bis mondiale, iniziano a progettare nella testa di Sir Jack un futuro da costruttore. Nel 1962 l’australiano fonda un team che porta il suo nome che non accoglie i risultati sperati ma i miglioramenti sono lenti e progressivi nelle stagioni a seguire tanto che nel 1966 Jack Brabham vince il suo ultimo titolo ottenendo consecutivamente la vittoria in quattro gare. Al titolo piloti si aggiunge quello costruttori, nel 1967, arrivato anche grazie alla collaborazione dell’allora teammate, Denny Hulme. Jack Brabham sale per l’ultima volta sul podio alto nel Gran Premio del Sudafrica, gara inaugurale della stagione del 1970, anno del suo ritiro da pilota e costruttore, lasciando il team nelle mani del suo socio, Ron Tauranac che nel 1972 cede a Bernie Ecclestone. Dopo i due titoli del 1981 e 1983 vinti da Nelson Piquet, ottenuti dalla nuova gestione, la scuderia britannica affronta un lungo declino che la porta alla definitiva scomparsa nel 1992.

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Scritto da: Eleonora Ottonello

Eleonora Ottonello
Mi chiamo Eleonora, ho 28 anni e sono di Genova. Dopo il liceo linguistico ho iniziato a studiare comunicazione nella speranza di realizzare il mio sogno di diventare giornalista. Vivo sempre con la testa sulle nuvole, mi piace scrivere e sono una tifosa di Formula 1 atipica: non ho un team del cuore ma il pilota, Fernando Alonso che tifo fin dal 2001. Per il resto sono pignola ma disordinata, pasticciona e folle. Sono una selezionatrice: se è vero che «gli amici sono la famiglia che scegli», quelli veri li conto sulle dita di una mano ma il mio motto è 'meglio pochi ma buoni'.

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