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La Ferrari perde in pista e di credibilità! AAA cercasi identità dispersa

Forse sono l’ultima persona a dover parlare, per tanti, sull’argomento non dovrei nemmeno esprimermi solamente perché non essendo ferrarista, come mi è stato detto, non son degna di asserire sulla questione. Quello che ho imparato in anni di sport, a livello agonistico o amatoriale, è che la sconfitta e la vittoria sono i due volti, le due estreme espressioni, della competizione. Generano emozioni che forse non pensavamo di poter provare per uno sport, o come nel nostro caso, per dei piloti che corrono su delle macchine, visto che per tanti la Formula 1 non è nemmeno avvicinabile alle altre discipline sportive. La sua connaturale bellezza è proprio quella di saper far nascere sempre nuove e avvincenti sfide che hanno fatto innamorare le nuove generazioni.

Ho 26 anni e ho iniziato a seguire la Formula 1 nel 1998. Nonostante il quasi ventennio di passione, ho assistito al dominio Ferrari nell’era Schumacher, i cambi dell guardia tra Raikkonen, Hamilton e Button, fino ai quattro titoli consecutivi di Vettel. In tutto ciò mi sono sempre identificata come un’italiana atipica. In Italia quando parli di Formula 1, devi ancora terminare la tua frase, che ti viene detto «tifi Ferrari», no! E in quel momento ti ritrovi a spiegare perché non tifi la Rossa ma il motivo che ti ha portato a schierarti dalla parte del pilota, ovunque lui vada indipendentemente dal team. E non tutti hanno l’elasticità mentale per capirne il concetto.

Ebbene si, nonostante un primario momento Rosso, dal 2001 ho iniziato a tifare un pilota, Fernando Alonso. Sarà stata la maggior consapevolezza. Al primo sguardo mi ha fatto scattare la luce negli occhi e nel cuore, non era nessuno, ma c’era qualcosa dentro di lui, che mi ha fatto immediatamente sobbalzare il cuore. Ero una pazza, almeno così mi hanno detto, abbandonare la Ferrari (nei suoi anni migliori) per seguire un pilotino, un giovane, in Minardi. Non ci sarebbero più state gioie, solo dolori. E invece no: per sport ho pianto poche volte, domenica è capitato. Vedere il mio pilota sputare sangue e lottare per un nono posto è un dolore che strazia il cuore. Fosse un pilota di bassa fascia, ci sarebbero tutte le carte per essere felici della prestazione, ma da un pilota come Fernando Alonso, vederlo in mezzo a Toro Rosso, Williams, Force India, è un po’ come veder giocare un Pelé contro il Taranto, il Monopoli. Nella serie D del calcio, lui uno che veniva chiamato o Rei.

Fernando è in Ferrari dal 2010, e stagione dopo stagione, è sempre peggio. Mi son permessa di fare una breve analisi. Prendendo i risultati ottenuti da Alonso nei primi 3 GP da quando corre per la Rossa, i miseri 26 punti del 2014 sono comparabili solamente a un’altra stagione di supplizio, a quella del 2011. Nell’anno del debutto i punti, dopo 3 gare, erano 27; nel 2011 erano 26; nel 2012 erano 37; nel 2013 ha fatto ancora meglio con 43. Nel 2014 siamo caduti all’inferno, nuovamente con 26 punti. E paragonabili alla stagione 2011 è anche il distacco, già immenso, dal primo della classifica: tre stagioni fa c’era Vettel con 68 punti; oggi c’è Rosberg con 61 punti. La differenza è minima. Un pilota veloce, è un po’ come un cavallo da corsa, nero, lucido, furente, una rarità. Una rarità che può trasformarsi in un perdente d’oro se però va a finire nelle mani dell’allevatore sbagliato.

Non sono di certo l’unica a scriverlo o a dirlo, anche i più ferventi appassionati sono della mia stessa opinione, almeno questo ho comprovato in questi giorni, ma c’è sempre quella sudditanza nei confronti del Cavallino Rampante, della Rossa, che dire una sola frase contro la Ferrari, sembra tanto potente da portarti all’Inferno con solo biglietto di andata. E invece no, sarà che non tifo la scuderia, ma mi ci trovo impigliata da quando il mio Pilota ha deciso di trovare fortuna in quel di Maranello. È vero, sono una tifosa come tante, la mio opinione forse non vale niente eppure le critiche, se costruttive e non distruttive, possono far bene, tanto, senza distinzione di titolo di studio, genere, capacità personali, lavoro.

La Ferrari non è più al Ferrari che negli anni ’90 lottava contro la McLaren, che ha anche perso contro la McLaren ma sempre con onore. La Ferrari non è più al Ferrari che negli anni 2000 ha fatto quello che ha voluto in pista, troppo superiore a tutti gli altri. Un gruppo che vedeva nel pilota, probabilmente l’ultima pedina, quella che doveva solo spingere e portare alla vittoria un progetto che alla nascita veniva battezzato dalle 5 stelle dell’eccellenza. Non esiste più quella Ferrari, ma non dal Gran Premio del Bahrain, già da molti anni. Non esiste più quel gruppo che ha portato la Ferrari sul gradino più alto del podio. Passavano gli anni e tanti sono stati accompagnati alla porta: Baldisserri, Dyer, Costa, colpevoli di errori irrimediabili. Ma lontano dalla Ferrari, parlando nello specifico dell’ultimo caso che ho evidenziato, hanno fatto fortuna, e non intendo di soldi, ma di stima e fiducia, la loro rivincita e la sicurezza di essere stati un capo espiatorio da sacrificare per salvare la baracca. Quello che stiamo vedendo in questo 2014 è semplicemente il risultato della politica utilizzata fino a questo momento.

«Si perde e si vince insieme», almeno così avevamo sentito dire dal Presidente. Un capitano affonda sempre con la sua nave. Così dovrebbe essere, il crude destino di chi comanda. Eppure non accade quasi mai. Il Presidente della squadra più titolata della Formula 1, se ne va mezz’ora prima della fine della gara. Non sono nessuno per saperlo, ma spero che in quell’uscita anticipata si sia chiesto se la gestione è stata quella corretta in questi anni. Bisognerebbe chiedersi se, anzi che chiudersi in una riunione straordinaria con Ecclestone e Todt per cambiare le regole in corso, non sarebbe più utile andare a ricreare quel gruppo Ferrari, quel gruppo vincente che ha contraddistinto il Cavallino Rampante anche nei momenti di sconfitta.

Si, perché la Ferrari è caduta e in basso. Il mondiale 2014 è stato definito Formula Noia, ma dov’è stata la noia a Sakhir? Chi si è addormentato davanti alla tv? Con quali criteri, i votanti del sondaggio Ferrari, hanno detto che questa Formula 1 non gli piace? Forse perché la loro squadra del cuore sta perdendo? Perdendo si, ma anche di credibilità. Gli unici che si sono annoiati o che si stanno annoiando sono quelli che perdono e che chiedono il cambio di regole in corsa, un modo per salvare la faccia, si, ma nei confronti solo ed esclusivamente di una parte dei propri tifosi. Ottenerlo era come dimostrare di avere ragione ma allo stesso tempo era la conferma di come una squadra allo sbaraglio riesca ormai a vincere solo in politica.

Il pubblico vuole lo spettacolo e lo spettacolo lo ha avuto! Si pensa di diminuire la durata dei GP, alzare il numero dei giri motori per combattere questi V6 col silenziatore e di eliminare il limite di carburante. Ma dopo l’entusiasmante GP di Sakhir, tutto sembra una scusa per ribaltare le carte in tavola.

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Scritto da: Eleonora Ottonello

Eleonora Ottonello
Mi chiamo Eleonora, ho 28 anni e sono di Genova. Dopo il liceo linguistico ho iniziato a studiare comunicazione nella speranza di realizzare il mio sogno di diventare giornalista. Vivo sempre con la testa sulle nuvole, mi piace scrivere e sono una tifosa di Formula 1 atipica: non ho un team del cuore ma il pilota, Fernando Alonso che tifo fin dal 2001. Per il resto sono pignola ma disordinata, pasticciona e folle. Sono una selezionatrice: se è vero che «gli amici sono la famiglia che scegli», quelli veri li conto sulle dita di una mano ma il mio motto è 'meglio pochi ma buoni'.

1 Commento

  1. Ciao! Mi ha molto colpito questo articolo, tanto da spingermi a commentare (è una cosa che accade raramente, mi limito a leggere ed a riflettere tra me e me). Inizio col dire che il fatto che tu sia un’italiana che non tifa la Scuderia, non implica assolutamente che tu debba dare spiegazioni a chi di dovere; in uno sport come questo il tifo è per chi ti fa battere il cuore, come tu hai scritto, e se a te ha fatto battere il cuore Fernando, è giusto che tu tifi il tuo pilota, senza curarti degli altri; in formula 1 i campanilismi non servono. Per quanto riguarda la situazione della Rossa, da Ferrarista sono la prima a dire che è ormai da anni che le cose non vanno, non c’è più la squadra che c’era un tempo; io vedo una squadra che ha perso la bussola, che da dimenticato chi è in questo sport. Abbiamo un eccellente pilota come Fer da cinque stagioni, e dopo il disastro del 2010 non è stato mai messo in condizioni di vincere un mondiale (nel 2012 il prezzo pagato è stato l’incostante sviluppo della vettura, non i due ritiri). Mi fa male il cuore vedere un pilota del suo livello spremere tutta la vettura, dare tutto se stesso per raggiungere risultati che non sono ai suoi livelli. Oggi abbiamo due campioni del mondo, che guidano una vettura lontanissima dai loro livelli di guida. Come ti ho detto prima, questa squadra ha perso la bussola per lavorare al fine di raggiungere la vittoria; il presidente che va via deluso significa che questa squadra è anche senza un capo capace di prendere decisioni drastiche. Molti indicano Domenicali come colpevole, lui ha la sua parte di responsabilità, ma come tu hai detto, i problemi ci sono anche nel cuore della vettura, ovvero i progettisti. Bisogna riassettare tutta la squadra, dai vertici fino al punto più basso, solo così la Ferrari potrà iniziare la sua rinascita. Detto questo, concludo dicendo, a malincuore, che se Fer vuole ancora vincere (e lo vuole), è meglio cambiare aria, perchè per adesso la squadra non può offrirgli nulla.

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