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Lauda e Alesi: «Troppe falsità lette sulla dinamica dell’incidente di Schumacher»

Un incidente sugli sci. Un impatto, violento contro una roccia, che se non fosse stato per il casco, si sarebbe rivelato letale. Dal 29 dicembre scorso Michael Schumacher è ricoverato nel reparto di terapia intensiva all’Ospedale Universitario di Grenoble, e nonostante la situazione sia leggermente migliorata, il sette volte campione del mondo di Formula 1, è ancora in uno stato critico, tanto che i dottori preferiscono non esprimersi sulle reali possibilità di sopravvivenza del tedesco.
Tante sono state le speculazioni: tra chi ha ammesso che l’ex ferrarista stava facendo del fuori pista e chi, come il Times, ha ammesso che Schumacher stesse sciando a una velocità tra i 60 e i 100 chilometri orari. Tutto falso. A dare una corretta lettura dei fatti ci ha pensato Sabine Kehm, portavoce del pilota.

Il sette volte campione del mondo, stava sciando fuori pista in un tratto di pochi metri e che divideva due piste, in compagnia di alcuni amici e del figlio minore Mick, quando dopo aver aiutato un compagno ad alzarsi, in una curva avrebbe preso un sasso sotto lo sci, in mezzo alla neve fresca, che lo ha sbalzato in avanti facendolo finire contro una roccia. Dopo Flavio Briatore, che sulle pagine de La Gazzetta dello Sport, anche Niki Lauda e Jean Alesi hanno voluto dare il loro parere, unanime sulla faccenda.

Il francese, sul Corriere della Sera di ieri, si è scagliato contro chi ha additato Schumacher come uno spericolato: «Il fuoripista che Michael stava facendo, si trattava di un rischio calcolato. Non veniva giù da una cascata di ghiaccio. Secondo voi sarebbe andato a rischiare così tanto, col figlio? Schumacher non è un kamikaze». Dello stesso parere è anche l’austriaco, che ha evidenziato come l’incidente di Schumacher possa ritenersi una casualità: «Trovo assurdo e impietoso lanciare l’ipotesi che Michael abbia osato troppo, sia andato oltre i limiti – ha sottolineato Lauda – Ogni giorno muoiono migliaia di persone per incidenti automobilistici, in moto, in bici o a piedi. Anche se non si cercano situazioni estreme ci si può fare male».

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Scritto da: Eleonora Ottonello

Eleonora Ottonello
Mi chiamo Eleonora, ho 28 anni e sono di Genova. Dopo il liceo linguistico ho iniziato a studiare comunicazione nella speranza di realizzare il mio sogno di diventare giornalista. Vivo sempre con la testa sulle nuvole, mi piace scrivere e sono una tifosa di Formula 1 atipica: non ho un team del cuore ma il pilota, Fernando Alonso che tifo fin dal 2001. Per il resto sono pignola ma disordinata, pasticciona e folle. Sono una selezionatrice: se è vero che «gli amici sono la famiglia che scegli», quelli veri li conto sulle dita di una mano ma il mio motto è 'meglio pochi ma buoni'.

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