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La fine della lunga marcia di Bernie?

Si aggira sulle griglie di partenza di tutto il Mondiale, con quel fare da cicerone, sicuro e compiaciuto, nel mostrare la sua Formula 1: seguito da un ossequioso stuolo di VIP o potenti locali, ad ogni Gran Premio ha sempre il tempo di rifilare una pacca sulle spalle al primo pilota che gli passa vicino, una strizzata d’occhio alla migliore Grid Girls, ghignando un po’ come uno Hugh Hefner europeo, e poi svanisce, solo, nelle sale del potere di uno degli sport più capaci di generare business.
Sulla griglia di partenza di un Gran Premio Bernie Ecclestone sembra un personaggio di una F1 d’altri tempi: di gente carismatica nel Circus attuale non se ne vede più; sono infatti scesi dai loro muretti i vari Minardi, Todt, Dennis e Briatore, e, tolto Schumacher, da decenni anche la bravura dei piloti è aumentata in modo inversamente proporzionale allo spessore della loro personalità.

Il Mondiale di Formula 1 però potrebbe anche perdere quell’ometto dagli occhialoni tondi, dalla capigliatura bianca e con la battuta pronta, la cui statura è proprio inversamente proporzionale al suo potere. La potenza di Bernie, 84 anni il prossimo ottobre, non è messa in discussione da problemi legati all’età come si potrebbe pensare; a fermare la sua spensierata processione domenicale lungo la griglia potrebbe invece essere un’indagine giudiziaria che si sta svolgendo in Germania. Commerciante di pezzi di ricambio di motociclette e pilota saltuario su due e quattro ruote in gioventù, poi manager, proprietario e team manager in F1, Bernie Ecclestone aveva finalmente capito quale fosse la sua virtù: far girare gli affari e i dollari in uno sport che in questo senso ha da sempre possibilità illimitate.

Nel 1974 Ecclestone fonda la FOCA (Formula One Constructors Association), raggruppando tutti i leader delle squadre inglesi in rotta con la FIA (allora FISA). Nonostante i conflitti con l’establishment federale, Ecclestone riesce a farne parte nel 1987, assumendo un potere enormemente accresciuto. Da questa posizione è regista delle attività commerciali della Formula 1, controllando i preziosi diritti televisivi. Con l’avvento di Bernie Ecclestone al comando della F1 la FIA viene sempre più scalzata come interlocutrice dal giro d’affari tra Circus e organizzatori dei GP, relegata a redigere i regolamenti tecnico-sportivi.

Le mani dalle quali passa il denaro della F1 sono quelle di Ecclestone, il quale istituisce diverse società chiamandole spesso con gli acronimi delle figlie, generate da due delle tre mogli avute. Il grande boss Bernie però riesce a ritagliarsi un ruolo di primo piano nella giungla di queste manovre, scatenando battaglie giudiziarie, poiché il ruolo di Ecclestone impedisce a diverse banche di capitalizzare adeguatamente i loro investimenti. E’ proprio notizia di un paio di giorni fa, quella di un rinvio a giudizio di Bernie Ecclestone, con l’accusa di corruzione e istigazione alla frode per una tangente di44 milioni di dollari all’ex presidente di una banca tedesca.

Questa è precisamente l’accusa imputatagli: Ecclestone ha pagato una tangente di 44 milioni di dollari a Gerhard Gribkowsky, ex presidente della banca tedesca Bayern LB, per convincerlo a cedere al fondo di investimento Cvc a lui vicino le partecipazioni della banca nel Circus. Gribkowsky è già stato condannato a 8 anni e mezzo di carcere per corruzione ed evasione fiscale, e nel processo a suo carico ha ammesso di avere ricevuto la somma da Ecclestone. Il processo a carico di Ecclestone si svolgerà a fine aprile. Il magnate britannico contraddistinto da un certo arrivismo, abilmente mascherato dal tipico humour britannico, rischia una condanna fino a 10 anni di carcere. La vicenda però ha partorito alcuni effetti: si è venuto a conoscenza che in conseguenza del rinvio a giudizio, Bernie Ecclestone lascerà formalmente l’incarico di boss della Formula 1, anche se di fatto, continuerà a guidare il Circus: certamente con un passo meno autoritario e disinvolto.


Francesco Bagini
formula.francesco@tiscali.it

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